PER I DETROIT TIGERS QUESTA E' LA STAGIONE DELLA VERITA'

Nel baseball passano anni, decenni, secoli e quando guardi il diamante e le sue fasi di gioco sembra che il tempo resti sospeso dal primo all'ultimo inning. La tradizione è la vera chiave di volta di questo sport, dove anche una singola camicia bianca trasuda vittorie immortali aggiunte a sconfitte che ti fanno gelare il sangue. Come un flashback che non vorresti mai smettere e si ripete di anno in anno con i suoi usi e costumi, dal rilassante Spring Training all'avvincente quanto infinita Regular Season, per finire con la tesissima e breve fase dei playoffs.

Ecco, mai nessuno sport mi ha saputo affascinare come il baseball e in particolar modo ho amato fin da subito i Detroit Tigers. La loro storia forse è meno conosciuta dei vari Yankees, Red Sox o Giants eppure sono sempre lì, nel cuore del Michigan dal 1894, a lottare per l'identità di uno stato operaio e volto a contribuire spesso allo sviluppo dell'America con le sue industrie.

Vincitori di quattro World Series distribuite in diversi contesti storici, ovvero 1934-1945-1968-1984, "The Tigs" sono risaliti ultimamente alla cronaca per i loro successi di division e soprattutto per le tre finali di ALCS, una delle quali vinte contro gli Yankees con uno splendido 4-0. Purtroppo nel 2012 non è arrivato l'atteso quinto titolo ma ci aspettiamo molto dal nuovo corso di Brad Ausmus dopo l'era aurea di Jim Leyland.

La recente offseason ha certamente portato una ventata d'aria nuova nell'organico, in particolar modo con l'addio di Prince Fielder, dato via ai Texas Rangers dopo la deludente postseason in cambio di Ian Kinsler. Il General Manager dei Tigers, Dave Dombrowski, ha in seguito scambiato Doug Fister coi Nationals per i lanciatori Robbie Ray, Ian Krol e l'utility player seconda base Steve Lombardozzi, figlio dell'omonimo giocatore che vinse il titolo con i rivali Minnesota Twins nel 1987.

Sono arrivati anche i rilievi Joba Chamberlain e Joe Nathan, che dovranno compensare le perdite di Joaquin Benoit (passato ai San Diego Padres) e di Jose Veras (finito ai Chicago Cubs). Per migliorare quello che è stato di recente uno dei nostri punti deboli, ovvero rubare le basi, arriva da Toronto Rajai Davis che si alternera' con Andy Dirks nel ruolo di esterno sinistro. È stato infine promosso in terza base il top prospetto Nick Castellanos.

Dalle novità passiamo alle solide certezze, primo su tutti Miguel Cabrera; il prima base venezuelano è stato pressoché impressionante nelle ultime stagioni, tanto da arrivare ad agguantare la prestigiosa Tripla Corona. Sebbene la mancanza di Prince Fielder possa suscitare delle preoccupazioni in battuta, Victor Martinez e Torii Hunter saranno gli uomini chiave del lineup al pari di Austin Jackson, il quale presumibilmente potrebbe cedere il ruolo di leadoff al nuovo arrivato Kinsler.

Se la difesa è migliorata nell'infield è grazie soprattutto a Jose Iglesias, giovanissimo interbase sul quale noi tifosi della D gotica poniamo tante speranze dopo il periodo di Jhonny Peralta. Sarà invece un anno decisivo per Alex Avila, catcher alla ricerca del definitivo salto di qualità che già si attendeva nel 2013.

Cosa riserverà il futuro ai Tigers è presto per dirlo ma avremo modo di raccontarvelo ogni settimana in questa rubrica su Grandeslam.net, spaziando tra il presente e il passato.

di Stefano Chinappi


Nella foto, un primo piano di Miguel Cabrera, stella indiscussa della squadra (Kevin C. Cox/Getty Images North America da Zimbio.com).


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