I TIGERS VINCONO LA SERIE A KANSAS E TENGONO I ROYALS A DISTANZA NELL'AMERICAN LEAGUE CENTRAL

I Tigers hanno passato l’ultimo esame targato Royals, anche se – dopo le due vittorie ottenute venerdi e sabato – è mancata la ciliegina sulla torta dello sweep che avrebbe chiuso definitivamente il discorso relativo alla A.L. Central Division. La compagine di Ausmus non ha fatto altro che confermare la supremazia stagionale nei confronti di quella di Yost, sintetizzabile in un record di 13 vittorie e 6 sconfitte che lascia poco spazio a discussioni e rappresenta la ragione primaria per cui i Tigers (86-69) continuano a comandare la classifica della division, seguiti appunto dai Royals (84-70) e dagli Indians (81-74).

Le tre gare della serie hanno avuto andamento ben difforme l’una dall’altra. Quella di venerdi è stata a senso unico, con i Tigers che fin dalle primissime battute hanno colpito duro Vargas, costretto a scendere dal monte già nel 4° inning con 5 punti sul groppone, per poi completare l’opera con altrettante segnature sui rilievi Casey e Louis Coleman. Dall’altro lato il miglior Verlander stagionale (7⅓ IP, 4 K, 0 BB, 7 H) ha ceduto l’unico punto solo nell’ottavo inning per un 10-1 finale che non ammette repliche.

Gara-2 invece è stata equilibratissima e caratterizzata da una serie di errori, in campo e nei dugouts, a contorno del bel duello sul monte tra Scherzer e Shields: alla fine, come sempre succede, ha vinto chi ha sbagliato di meno. I tifosi dei Royals non hanno sicuramente gradito alcune scelte di Yost, a cominciare dalla decisione di imporre il bunt al battitore più in forma (Aoki, 13 valide nelle ultime 16 presenze nel box) già nel primo inning e poi nel terzo: in entrambi i casi, oltretutto, la mossa non ha procurato neanche un misero punto. In aggiunta, nel nono inning, di fronte al sempre più tremebondo closer Nathan in una situazione da due out, altrettanti uomini in posizione punto e punteggio 3-2 per i Tigers, la decisione di utilizzare come pinch hitter il vetusto Ibáñez (1/11 contro Nathan in carriera) anziché Butler (6/14) è stata apprezzata solo dai tifosi di Detroit – i quali dal canto loro rimproverano al loro manager l’eccessivo attaccamento alla coppia Chamberlain/Nathan per chiudere le partite. Il primo è in evidente caduta libera (5.56 ERA dopo l’All Star Break), il secondo continua a faticare oltremisura per ottenere i tre out finali – quando ci riesce. In mezzo a tutto questo, nel 6° attacco dei Royals, un paio di grotteschi errori e una controversa chiamata arbitrale hanno di fatto determinato il risultato finale. Sul punteggio ancora di 1-1, Perez in terza base, Hosmer in seconda e un solo out, l’ex Infante ha battuto una linea presa al volo da Kinsler: quest’ultimo ha avuto l’insana idea di assistere su Suarez per tentare un improbabile doppio gioco su Hosmer, col risultato di cogliere impreparato l’interbase. Perez ha tentato di approfittarne e si è involato a punto, dimenticandosi però di toccare il cuscino di terza per il tag. Dopo un appello prima negato, lunghe discussioni e un replay review sulla cui liceità il regolamento è contraddittorio, alla fine gli arbitri hanno optato per la decisione corretta, ovvero l’eliminazione del distratto Perez per il terzo out. L’errore è stato costosissimo in quanto i Tigers, nel frame successivo, avrebbero incamerato i due punti risultati poi decisivi.

Infine, Gara-3: i Royals hanno subito colpito a ripetizione un disorientato Porcello, costretto a uscire dopo 3⅓ innings e 4 punti subiti (che sarebbero potuti essere molti di più), ma non sono riusciti a chiudere subito la partita – e anche qui Yost si è preso la propria dose di critiche per aver costretto al bunt (fallito, tra l’altro) quell’Escobar che aveva sei valide negli ultimi sette turni di battuta e per tutta la serie ha flagellato i lanciatori di Detroit. Per buona sorte di Yost & co., l’attacco dei Tigers è stato molto meno incisivo del solito e Guthrie ha potuto lasciare la partita in mano del micidiale trio di rilievi Herrera-Davis-Holland (i quali, per inciso, in 195⅓ innings hanno subìto meno punti di quanti ne abbia concessi Nathan in 55⅔) con un vantaggio di due lunghezze, diventate poi tre nel 7° inning per il 5-2 finale.

L’ultima settimana della regular season vedrà i Tigers impegnati in sette partite casalinghe contro le due ’Cenerentole’ della division, ovvero i White Sox (71-84) e i Twins (66-89). L’impegno sarà facile soltanto sulla carta, poiché queste due squadre sono la ragione per cui gli uomini di Ausmus devono ancora tenere in naftalina lo champagne: Chicago è 8-8 contro Detroit, Minnesota addirittura 8-7. Questa settimana non saranno consentite ulteriori distrazioni se non si vorranno rivivere i fantasmi del 2009.

I Royals invece chiuderanno la stagione in trasferta: già oggi sono attesi a Cleveland, dove dovranno innanzitutto completare l’incontro sospeso per pioggia il 31 agosto (sul punteggio di 4-2 per gli Indians a metà del 10° inning); da giovedi saranno a Chicago per le quattro partite finali contro i White Sox. Particolarmente insidiosa per i Royals sarà la serie del Progressive Field, in quanto gli uomini di Francona potrebbero rientrare in gioco per una delle due wild cards se riuscissero ad aggiudicarsi tutte le partite – o magari anche solo tre su quattro, visto il brutto momento che stanno attraversando le altre due contendenti, gli Oakland Athletics e i Seattle Mariners.

di Massimiliano Barzotti


Nella foto, Cabrera e Nathan esultano per l'ultimo out di gara due (John Sleezer - Kansas City Star da Kansas.com).