WASHINGTON NATIONALS: I PERCHE’ DI UNA STAGIONE NO

Cosa sarebbe stato il Napoli di Maradona, se non ci fosse stato Careca? E Michael Jordan, senza Scottie Pippen, sarebbe diventato una leggenda vivente?  Avere Bryce Harper – questo, Bryce Harper – non sta bastando ai Nats per conquistare lo scettro della National League East, un titolo che a inizio stagione la maggior parte degli analisti dava per scontato.

Cosa manca?

Non pare esserci un singolo, evidente problema per Washington, quanto una serie di questioni che hanno contribuito a rendere il 2015 una delle annate più deludenti nella storia della franchigia, da quando questa si è stabilita sulle rive del fiume Anacostia.

Oltre a Bryce Harper – che colpisce una pallina su tre, e va verso i 40 fuoricampo in stagione –, l’attacco non rende: quindicesima franchigia su 30 per quanto riguarda la media battuta, ventitreesima per il numero di valide, tanto per fare due esempi eclatanti.

Se poi la cartina di tornasole per valutare un manager è, come spesso viene scritto, la gestione del bullpen, allora Matt Williams ha ancora molto da dimostrare.

E ancora: l’inconsistenza del parco rilievi, unita alla mancanza di profondità della formazione, scioltasi come neve al sole dopo i primi (ancorchè fisiologici) infortuni, sono dita puntate dritte contro la dirigenza. Il nonsenso dell’affare Papelbon ha poi avuto il doppio demerito di demoralizzare Storen – si vedano le statistiche dell’ex closer da agosto in poi – e di introdurre nello spogliatoio un elemento destabilizzante come il Pap.

Infine, la stagione della starting rotation non sarà ricordata come memorabile. Buona sì, ma di certo non stellare, nonostante Max Scherzer. Il declino di Strasburg e l’inconsistenza di Gonzalez sono evidenti, e se i Mets sono dove sono, in classifica, uno dei motivi sta proprio nel dominio del monte di lancio.

Non paiono insomma servire rivoluzioni per fare di Washington una vera pretendente al titolo, ma tanti correttivi e qualche innesto.

La popolarità di Matt Williams è ai minimi storici: metaforicamente, in autunno potrebbe essere proprio la sua la prima testa a rotolare nel fiume Anacostia.

di Andrea Comotti


Nella foto, la frustrazione di Giò Gonzlaez dei Nationals  (AP Photo-Alex Brandon da SanDiegoUnionTribune.com).