USA, CUBA E LA PARTITA CHE HA RISCRITTO LA STORIA

'’Il potere del baseball’': questo il titolo usato dal sito MLB.com per raccontare quello che è successo nella storica giornata di luned 22 marzo 2016, a Cuba. Per molti la sfida di pre season tra Tampa Bay Rays e la nazionale cubana potrebbe essere stata vista come una normale partita di Spring Training, invece potrebbe essere stato il primo passo per la riappacificazione tra gli USA e Cuba.
In concomitanza alla sfida tra il team di MLB e la Seleccion, il presidente degli Stati Uniti Obama, ha fatto visita, assieme alla propria famiglia, a Cuba ed al presidente Castro, dopo ben 88 anni dall’ultima volta che un presidente americano fosse stato sull’isola latina.

Il match quindi è stato un momento di unione tra i due capi di stato, che hanno osservato la partita uno accanto all’altro scherzando e tifando per i propri team, come due vecchi amici allo stadio.

Tale avvenimento potrebbe essere il primo passo per la riconciliazione tra i due paesi in conflitto ormai da tanti, troppi, anni.

La sfida tra le due compagini ha dato modo alla federazione cubana di aprirsi nei confronti dell’MLB, dando cosi la possibilità ai propri talenti di mettersi in mostra e poter sperare di essere scoutati da qualche franchigia americana senza sotterfugi come successe per i vari Puig, Chapman, Abreu… costretti a scappare segretamente dal proprio paese per cercare fortune oltre oceano venendo poi esclusi dalla nazionale cubana ed odiati dai propri concittadini in quanto ritenuti traditori.

La visita del presidente Obama e la presenza di Dave Winfield, Joe Torre e Derek Jeter come testimonial della Major League, ha dato, inoltre, l’opportunità all’MLB di potersi avvicinare ulteriormente al popolo cubano, grande fucina di campioni del batti e corri, e di tenere un clinic con 75 ragazzi, tra i 9 ed i 10 anni, seguiti dallo staff tecnico dei Rays.

L’apertura tra le due leghe potrebbe essere sancita ufficialmente con l’approdo in qualche franchigia americana della giovane stella cubana Yunier Cano, classe ’94, ed osservato speciale al match di ieri per la sua fastball da 95 mph.

Davanti agli occhi di 55000 spettatori, all’ Estadio Latinoamericano dell’Havana, i Tampa Bay Rays hanno avuto la meglio sulla nazionale cubana per 4 a 1. Il risultato è stato sbloccato al secondo inning dagli americani. Con 2 out ed i cuscini di prima e seconda occupati, Loney ha battuto un singolo che ha permesso a Kiermaier (autore in precedenza di un doppio) di siglare l’1 a 0. Con la Seleccion incapace di pareggiare, nonostante sia stata in grado di raggiungere la base costantemente nei primi 3 inning di gioco, sono stati nuovamente i Rays a smuovere il risultato. Sempre con 2 out e sempre con Loney che ha mandato la pallina oltre le recinzioni per un 2 run-Home run (Jennings in prima per base ball) che ha fissato il punteggio sul 3 a 0. Cuba ha continuato a battere valido (a fine match avrà 9 valide contro le 5 di Tampa e solamente al 5° ed al 7° inning ha terminato l’inning senza valide), ma non è riuscita a ridurre lo svantaggio, anzi, ha subito ancora un punto al settimo inning con il singolo di Pearce, subentrato a Loney, che ha spinto a punto Mahtook, autore a sua volta di un singolo ed una base rubata. Il punto della bandiera per Cuba è stato messo a segno da Rudy Rayes con un home run al nono inning contro il closer Alex Colome.

Match quindi a favore degli uomini di Cash, che si sono imposti, nonostante il numero di valide effettuate sia inferiori a quello degli uomini di Mesa che hanno però lasciato più uomini in base (15 contro 9) e concesso più basi ball (5 a 1), numeri risultati poi fondamentali per l’esito finale del match.

Dopo questo incontro la nazionale cubana, in vista del World Baseball Classic dell’anno prossimo, disputerà 19 partite nella lega Canam (la lega professionistica Canadese), mentre i Rays continueranno il proprio Spring Training in vista dell’esordio in regular season domenica 3 aprile ospitando i Blue Jays al Tropicana Field.  

Potrà esserci quindi il disgelo tra Cuba ed USA? Solo il tempo lo dirà, ma sicuramente il primo passo è stato fatto e non in una classica sala riunioni o in una conferenza stampa, ma bensì in un campo da baseball, luogo dopo tutti sono uguali e tutti parlano la stessa lingua, quella del batti e corri. La speranza ovviamente è quella di ripercorrere le orme di Jackie Robinson, il famoso giocatore di colore che dopo un inverno proprio a Cuba nel 1947, che fu scelto dai Brooklyn Dodgers e che riuscì a sconfiggere il razzismo che circondava l’MLB dell’epoca, in questo caso, ovviamente, abbattendo le barriere che bloccavano in passato i rapporti tra i due stati.

di Mirco Monda


Nella foto, un momento della sfida tra i Rays e Cuba. Sugli spalti, in prima fila a destra, si possono notare Barack Obama con la moglie Michelle e Raul Castro (AP Photo/Ramon Espinosa da Recorder.com).